Gli aspetti innovativi

Il progetto del Villaggio Barona è emblematico in quanto ha sperimentato nuove soluzioni in tema housing sociale, riuscendo nella riqualificazione di un’area urbana degradata di cui ne ha ridisegnato non solo l’aspetto di periferia ma anche il contenuto sociale. Si tratta di una esperienza che ha scommesso sulla possibilità di collocare al centro della vita del quartiere una serie di realtà e di situazioni sociali tradizionalmente poste al margine.

In un momento segnato dall’arretramento delle politiche abitative pubbliche e dalla difficoltà dei meccanismi tradizionali di produzione e di gestione dell’edilizia sociale, il Villaggio Barona rappresenta una sfida impegnativa intrapresa da alcune realtà di terzo settore. E’ una dimostrazione concreta della possibilità di intervenire con progetti di qualità in un ambito, quello dell’housing sociale, tanto rilevante per la società quanto fino a pochi anni fa trascurato dalle politiche pubbliche e dal mercato.

E’ evidente che il progetto, proprio in conseguenza delle forti anticipazioni che propone, assume un valore sperimentale e ha richiesto la convergenza di risorse, volontà e attori differenti difficilmente replicabili su larga scala (si pensi alla Fondazione proprietaria del terreno, o alla Fondazione Cariplo e la Banca Popolare di Milano che hanno erogato per il Progetto contributi molto significativi).

L’obiettivo del Villaggio Barona è tuttavia di mostrare che gli interventi di housing sociale possono essere progettati, realizzati e gestiti ponendo al centro le situazioni di svantaggio, di esclusione, di vulnerabilità che – sempre più numerose – normalmente vengono considerate marginali e da contenere il più possibile, recuperando in questo modo parte della distanza tra il sistema dell’offerta abitativa e le molte aree della “domanda di casa” ancora insoddisfatte.

Gli aspetti di maggiore innovazione e sperimentazione del Villaggio Barona sono:

  • Intervento promosso, realizzato e gestito da un proprietario privato ‘sociale’, uno dei pochi casi nel settore dell’housing sociale in Italia.
  • Forte interazione tra il promotore dell’intervento ed alcune realtà fortemente radicate nel territorio ed attive nel campo del disagio.
  • Definizione di nuove procedure di attuazione urbanistica realizzando, attraverso una forma di asservimento perpetuo all’uso pubblico, un intervento integrato dal punto di vista funzionale su un’area destinata a servizi collettivi.
  • La ‘marginalità sociale’ viene posta al centro di una nuova comunità, evitando di mantenerla nascosta e vissuta in modo ‘marginale’ come in genere avviene.
  • Vi è una forte attenzione anche all’apertura dei servizi al quartiere e alla promozione culturale, non solo con riferimento all’assistenza e presa in carico dei soggetti più deboli, ma anche per servizi commerciali e di altra natura.
  • Creazione di un mix di assegnazione, cercando di bilanciare le varie situazioni di disagio e di ospitare anche “famiglie ordinarie” disposte a sostenere dall’interno le finalità del progetto.
  • Promozione dello scambio solidale in natura, attraverso un contratto di locazione che incentiva forme di mutuo-aiuto tra le famiglie e di sostegno volontario alle realtà più deboli presenti nel Villaggio.